lunedì 31 dicembre 2007

Buone Feste da FilBlog!!!



Tanti cari Auguri a tutti, per un Felice 2008!!!


Filippo

domenica 30 dicembre 2007

Borsa, bilancio 2007: le banche frenano il listino


Una Borsa dominata dalle banche non poteva che rifletterne i tentennamenti.
Così dei grandi mercati azionari internazionali, Piazza Affari è stata l'unica, in compagnia del Kabutocho, ad archiviare il 2007 con un ribasso degli indici: -7% per Milano (S&P-Mib), -11% per Tokyo.

"Colpa" dei titoli finanziari che rappresentano quasi il 45% del listino (contro il 30% degli industriali e il 25% dei servizi), sebbene non sia certo nella Penisola l'epicentro della crisi dei subprime che a partire da agosto ha tagliato le gambe alla corsa delle quotazioni.

Da fine 2002 il saldo è ancora positivo del 67%, ma il 2007 ha interrotto la serie positiva che negli ultimi quattro anni aveva regalato performance a due cifre.

A soffrire sono state soprattutto le società di piccola-media capitalizzazione, anche quelle con ottimi fondamentali: il Midex, l'indice delle medio-grandi, risulta infatti arretrato di oltre il 14%; mentre lo Star (le Pmi con requisiti d'eccellenza) ha ceduto il 16%. Da una parte le small-mid cap hanno sofferto per lo spostamento degli investitori sui titoli più liquidi, dall'altra proprio le società di minori dimensioni offrivano le migliori occasioni di prese di profitto.

Tuttavia, nell'anno in cui Borsa italiana ha deciso la storica alleanza con Londra, gli indicatori di efficienza del mercato non hanno deluso. Dati meno appariscenti delle performance, ma non meno importanti per gli investitori. Come la turnover velocity (il rapporto tra controvalore degli scambi e capitalizzazione di Borsa), che misura la liquidità e l'efficienza del mercato, dove Piazza Affari ha saputo conquistare la leadership continentale.

La classifica

Dei 375 titoli azionari quotati a fine anno, 90 (il 24%) hanno evidenziato performance superiori al 2,5%, 210 (il 56%) negative per oltre il 2,5%. In assoluto, il rialzo più spettacolare è stato quello di Acotel (+341%), seguita da Basicnet (+120%) e Kerself (+111%). Maglia nera per Italease che ha lasciato sul campo il 74,4%, tallonata da Cell Therapeutics in ribasso del 74,3% e seguita da Pininfarina (-62,8%). Tra le blue chip dell'S&P-Mib, il podio spetta invece a Saipem (+38,5%), Aem (+23,2%) e Fiat (+21,3%). In coda, tra i titoli presenti nel paniere per l'intero anno, Fastweb (-42%), Seat (-40%) e Italcementi (-32%). Nell'anno 130 sedute si sono chiuse in rialzo, due invariate, 119 in ribasso. Il mese con la miglior performance è stato aprile (+4,5%), quello con la peggiore novembre (-5,3%).

La capitalizzazione

Borsa italiana resta al sesto posto per capitalizzazione delle società quotate con 731 miliardi di euro. In rapporto al Pil, a causa del calo delle quotazioni, il peso si è ridotto passando dal 52,8% dell'anno scorso al 47,8%. Tuttavia il listino si è allungato di 32 nuovi nomi (soprattutto PMI), raggiungendo con 344 società quotate il record storico per il mercato italiano.

Delle 32 Ipo, 30 hanno riguardato imprese di piccole e medie dimensioni. Le revoche sono state 14, in sei casi per la conclusione di offerte pubbliche d'acquisto.


Gli scambi

Record storico anche per gli scambi, sia in termini di contratti che di controvalore: il totale ha raggiunto 1.572 miliardi di euro (+39%, in crescita per il quinto anno consecutivo), con una media giornaliera di 6,26 miliardi. L'afterhours, con 47 milioni di euro trattati al giorno, ha pure raggiunto nuovi massimi. E forte crescita (+84%) ha registrato il segmento degli Etf, confermandosi al primo posto in Europa per scambi telematici.


I derivati

Nel corso dell'anno sull'Idem, il mercato dei derivati, sono stati scambiati 37,1 milioni di contratti standard, per un controvalore nozionale di 1.560 miliardi (+32%). La media giornaliera di contratti standard è passata da 124.434 a 147.730 unità (+18,7%), nuovo massimo storico.


Collocamenti e Opa

Nel 2007 le società hanno raccolto in Borsa – tramite collocamenti o offerte iniziali – 8,4 miliardi, di cui 4,4 miliardi relativi a Ipo (1,4 miliardi attraverso emissione di nuove azioni e 3 miliardi in vendita). Le Opa sono state in tutto 22, per un controvalore di 5,6 miliardi (7,1 nel 2006). L'offerta di maggiori dimensioni è stata quella di Swisscom su Fastweb (3 miliardi).

Confidiamo allora in un 2008 con un mercato sì efficiente... ma che permetta di ottenere performance che rispecchino le aspettative di noi azionisti!



Fonte: Sole24Ore

venerdì 28 dicembre 2007

Poste... e non più Poste.


Concede prestiti e mutui ma non è una banca. Stipula polizze vita e danni ma non è un’assicurazione. Non è un neppure un operatore tlc eppure consente di attivare linee telefoniche. Così come vende libri e cd ma non è una libreria.


Si potrebbe andare avanti ancora per molto perché a Poste Italiane si sono inventati veramente di tutto negli ultimi anni per aumentare i ricavi in vista della scadenza del 2011 quando il servizio postale sarà completamente liberalizzato e sul mercato italiano potranno entrare colossi del calibro della francese La Poste, dell’inglese Royal Mail e Deutsche Post.


Un appuntamento cruciale per la società ancora controllata al 100% dal Tesoro dopo i fallimenti dei progetti di privatizzazione. Il governo Prodi ha rimesso nel cassetto il dossier quotazione in Borsa proprio a causa della minaccia di un drastico calo del fatturato con l’arrivo dei nuovi concorrenti. Perché se è accertato che il tasso di redditività per il gruppo guidato da Massimo Sarmi, che si colloca intorno al 16%, è ai primi posti tra i grandi operatori postali d’Europa, è anche vero che i tempi di consegna della corrispondenza sono ancora sotto la media europea e sui ritardi sta addirittura indagando la Procura di Roma.


Al quartier generale di Poste Italiane l’allarme è massimo. Per questo motivo si sono dati un obiettivo ambizioso: le nuove attività, come a esempio il postino telematico, l’e-commerce e l’operatore mobile virtuale subiranno un forte slancio e nel 2010 contribuiranno per il 13% ai ricavi totali, a fronte del 9% di fine 2007.


Inoltre Poste Italiane conta sul fatto che è l’unico tra gli operatori europei a possedere e gestire direttamente il 100% della rete di sportelli. In Olanda e in Gran Bretagna, ad esempio, la stragrande maggioranza degli uffici viene gestita da terzi. Sembrerebbe poi definitivamente accantonato il progetto di chiudere gli sportelli postali ubicati nei comuni con meno di 500 nuclei famigliari. Nel periodo 2003-2006 gli uffici in Italia sono addirittura aumentati dello 0,8 per cento.


Un impulso ai ricavi di Poste Italiane arriverà sicuramente dal lancio della telefonia mobile.
Il gruppo è stato uno dei primi operatori mobili virtuali ad avviare il servizio grazie a un’intesa con Vodafone con l’obiettivo di conquistare 2 milioni di clienti e conseguire 500 milioni ricavi. Il servizio consente anche di fare operazioni sul conto Bancoposta e trasferire denaro.


Marciano già a gonfie vele la vendita di prodotti finanziari, mutui e assicurazioni grazie ad accordi con le banche mentre la sfida per il futuro per Poste Italiane è quella di diventare un istituto di credito a tutti gli effetti. Abi consentendo. Sarmi punta a raggiungere l’obiettivo in tempi brevi ma finora la ricca lobby dei banchieri si è mossa bene per frenare un concorrente così radicato su tutto il territorio.


La sfida continuerà nei prossimi mesi...

giovedì 27 dicembre 2007

Euribor "caldo" fino a giugno


Dodici mesi fa erano sicuramente molti gli analisti a indicare un costo del denaro al 4% nell'Eurozona a fine 2007. Non tutti però si aspettavano che a una prima parte dell'anno caratterizzata da due ritocchi dello 0,25% sarebbero poi seguiti sei mesi con la Banca centrale europea (Bce) immobile e probabilmente nessuno pensava a una crisi simile sui mercati monetari, con i tassi interbancari Euribor ben al di sopra del saggio fissato a Francoforte.

Trichet naviga a vista. L'impressione generale è che la Bce si guarderà attorno a lungo prima di toccare i tassi: Trichet dovrà fronteggiare due forze contrapposte: da un lato un'inflazione che rimarrà ben al di sopra del 2%, dall'altro una crescita che va raffreddandosi e si posizionerà sotto il potenziale.

Quando si tenta di disegnare la strada che prenderanno i banchieri di Francoforte, le opinioni divergono: una parte significativa, comunque, ritiene possibile una riduzione dei tassi (il 17% di 25 punti base, il 22% di 50 punti e il 5% addirittura oltre).

Quando si parla di Euribor, le previsioni si fanno più articolate: la sensazione è che si vada verso una normalizzazione dei tassi interbancari, ma che il cammino sia lungo e non privo di insidie. Così, per il 25% degli intervistati, l'Euribor 3 mesi resterà oltre il 4,5% anche nei primi sei mesi del 2008, nonostante i ripetuti interventi della Bce per calmare le acque sui mercati monetari. (sull'efficacia di queste operazioni, peraltro, gli esperti si dividono).

Dunque, i risparmiatori dovranno stringere la cinghia almeno fino a giugno, ma per fine 2008 il 21% degli operatori vede l'Euribor 3 mesi addirittura sotto il 4 %.
Se così fosse, per chi ha un mutuo a tasso variabile il peggio potrebbe essere alle spalle...


Fonte: Radio24

giovedì 20 dicembre 2007

Natale a credito: indebitarsi per comprare i regali.


Far debiti per il regalo I prezzi salgono, le tredicesime scendono ma le famiglie italiane non rinunciano a fare i regali di Natale e per metterli sotto l'albero sono pronte a indebitarsi.
Secondo l'associazione dei consumatori Telefono Blu, che ha analizzato il trend delle spese in 12 grandi città nei primi 2 week end di dicembre, rispetto agli ultimi tre anni il credito al consumo nel periodo prenatalizio è aumentato del 17%, i prestiti 'diretti' del 28% e il ricorso alla cessione del quinto del 33% . Cresce ancora, del 21%, l'uso delle carte di credito e delle revolving, strumenti anche questi che permettono di dilazionare nel tempo i pagamenti.
Le rate consentono cosi' di aumentare le spese medie del periodo natalizio ma l'effetto finale è sempre lo stesso: spendere meno al momento dell'acquisto e indebitarsi sempre di più nel resto dell'anno.
Il ritmo delle erogazioni, nonostante le recenti turbolenze finanziarie, rimane dunque elevato, anzi, secondo alcuni osservatori è addirittura in accelerazione, ulteriore testimonianza della difficoltà delle famiglie a far fronte agli impegni finanziari personali.
E, come se non bastasse, ad alimentare il fenomeno contribuiscono in maniera rilevante gli stessi negozianti che, grazie al credito al consumo, possono incassare subito tutto il prezzo dei beni venduti. Basta entrare in un negozio o in un centro commerciale in questi giorni per rendersene conto: ormai si è abbagliati, oltre che dalle insegne natalizie e dai prodotti, dall'esposizione di cartelli che reclamizzano la vendita di tv, pc o stereo attraverso formule di finanziamento in apparenza molto convenienti, come ad esempio quelle con un tasso di interesse sul rimborso delle rate pari a zero. Ma in queste promozioni di magico c'è davvero ben poco. Dietro al tanto pubblicizzato tasso zero, che in realtà corrisponde al t.a.n. (il tasso annuo nominale), un tasso di interesse che non viene caricato sul cliente ma del quale si incaricano direttamente rivenditore o finanziaria, c'è infatti il cosiddetto T.a.e.g.: il tasso annuo effettivo globale, attravero il quale l'acquirente restituirà al finanziatore oltre al capitale prestato anche tutte le spese connesse ad una pratica di finanziamento come, ad esempio, le spese di istruttoria e quelle per la gestione della pratica.
E questo non è mai pari a zero...


Fonte: radio24